Regione

Giovedì 19 Aprile 2001
Gli ospedali pretendono il rispetto dei contratti ma non onorano le fatture nei tempi stabiliti
Le Asl non pagano i fornitori
Nel Lazio il sistema sanitario salda le imprese, in media, dopo 606 giorni mentre la legge fissa in tre mesi il termine per liquidare i conti. Secondo la denuncia dell’Assobiomedica il federalismo aggraverà questa situazione

di WANDA CHERUBINI

LA ASL e gli ospedali in genere saldano i fornitori mediamente dopo 284 giorni, nove mesi e mezzo, quindi, contro i tre mesi al massimo fissati per legge. La merce ordinata la ricevono e la pretendono, però, come da contratto. Ma se la media con cui le aziende del sistema sanitario pagano è questa, come al solito, ci sono dei picchi massimi come nel Lazio dove il sistema sanitario salda le imprese soltanto dopo 606 giorni, record di tempi d'attesa, seguito dalla Puglia con 501 giorni. Insieme alla nostra regione a detenere il titolo delle ritardatarie sono Lombardia, Emilia Romagna e Campania. L'Assobiomedica, l'associazione di imprese diagnostiche e biomedicali (oltre 4800 miliardi di fatturato nel '99, il 77 per cento col Sistema sanitario nazionale) dedica un titolo amaro per il rapporto sui tempi di pagamento ai fornitori accumulati nel Duemila dal Sistema sanitario nazionale: "Anno nuovo, tempi vecchi". A dispetto dell'incremento dei finanziamenti il Duemila ha fatto, infatti, registrare un nuovo record nei tempi di rimborso alle aziende fornitrici.
Il rapporto dell'Assobiomedica distingue le regioni in 4 aree di mercato: a destare meno preoccupazioni si trovano dieci regioni con il 28 per cento del fatturato totale (Basilicata, Friuli, Trentino, Umbria, Valle D'Aosta, Molise, Abruzzo, Toscana, Calabria, Veneto). La Sicilia insieme al Piemonte ed alla Liguria sono nella fascia di "sola sorveglianza" con il 18,5 per cento del fatturato totale. "Allarme" destano al contrario Lombardia, Emilia Romagna e Campania che rappresentano il 38,5 per cento del mercato. La maglia nera va però al Lazio ed alla Puglia(15 per cento del fatturato), regioni in cui la situazione versa da anni in tali ritardi. Ma quello che desta ancora di più preoccupazione per Assobiomedica è che per i prossimi anni le previsioni non sono rivolte all'ottimismo. Il federalismo e la riforma fiscale sono considerati, infatti, fattori a rischio per l'andamento complessivo della spesa e dei finanziamenti. Problemi, inoltre, potrebbe produrre la decisione di ancorare la spesa sanitaria al Pil, dal momento che le uscite per la salute sono destinate a crescere più velocemente. Effetti incerti potrebbero poi derivare dal gettito tributario locale, legato all'andamento dell'economia. Il federalismo comporta poi solidarietà e per il Sud c'è il rischio di non potere riuscire a tenere il passo con il Nord in fatto di assistenza. Il rischio, pertanto, sarebbe per Assobiomedica quello che le Regioni potrebbero ricorrere a manovre sul piano delle entrate che si concentreranno sul prelievo dalle imprese che sarebbero così colpite due volte: con rimborsi lumaca e con più tasse.
Il record negativo detenuto dal Lazio con 20 mesi di ritardo nei pagamenti ai fornitori da parte del Ssn sembra, quindi, tutt'altro che destinato a migliorare e le proposte finora avanzate per ridurre questi ritardi nei pagamenti sembrano non portare ad una soluzione definitiva.