Cronaca di Frosinone

Domenica 1° Luglio 2001
Terremoto nella sanità/Cavallotti: «In questo campo servono decisioni rapide e con la Raponi era impossibile prenderle»
«Con quel direttore Asl a rischio»
Il manager: ecco perché ho messo alla porta uno dei miei più stretti collaboratori

di ALDO SIMONI

Il divorzio, già annunciato da mesi, si è consumato. Proprio mentre il direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria, Maria Andreina Raponi, stava per ripresentare le dimissioni (dopo averle già date prima delle elezioni di maggio) lo stesso manager, Carmine Cavallotti, le ha revocato la delega. Immediate le reazioni: l’assessore regionale di FI Antonello Iannarilli (molto vicino alla Raponi sin da quando lei era segretario comunale ad Alatri) parla di «gravissimo atto di sfiducia». E aggiunge: «Il fatto che Raponi si fosse già dimessa qualche mese fa, e i partiti del centrodestra abbiano poi insistito per farla restare, dimostra che la gestione Cavallotti era ed è carente da tempo. Ed ora di tutto questo il direttore generale ne dovrà rispondere davanti alla giunta regionale. A questo punto il manager ha tempo 10 mesi per dimostrare ciò che ha fatto per la sanità ciociara».
La revoca dell’incarico rischia di avere contraccolpi politici? Forza Italia non ha mai nascosto il suo particolare gradimento verso la Raponi...
«Certo, ma anch’io - risponde Cavallotti -godo del gradimento di Forza Italia. Anzi, la mia nomina è stata ratificata da una maggioranza di centro-destra: pertanto ho il gradimento di FI, An... Non vedo, quindi, perché ci debbano essere contraccolpi politici».
Può spiegare perché ha deciso di mandar via uno dei suoi più stretti collaboratori?
«Perché la sua permanenza - prosegue Cavallotti -stava provocando gravi conseguenze all’azienda sanitaria. Sia ben chiaro: non discuto la sua correttezza, né le capacità professionali della dottoresa Raponi che sono eccellenti. Pertanto non c’è nulla di personale nella decisione che ho assunto. Dico che questo rapporto non poteva andare avanti. E poiché devo pensare, principalmente, al bene dell’Asl, ho fatto la mia scelta. In fondo sono io che vengo giudicato dagli amministratori regionali. Sono io che pago se le cose non vanno nel verso giusto».
Dunque, la Raponi intralciava il suo lavoro...
«Vede, la sanità oggi ha bisogno di decisioni rapide. Ci sono situazioni di emergenza in cui non si può andare tanto per il sottile. E mi spiego: oggi sto assumendo medici e infermieri pur non avendo la copertura finanziaria. E lo so perfettamente. Ma per prima cosa lo scorso anno l’Asl non ha fatto assunzioni, secondo poi il Pronto soccorso dell’ospedale scoppia: cosa avrebbe fatto al posto mio? Ecco, io ho preso la mia decisione ed è ovvio che, alla fine, ne risponderò solo io».
Cosa ha pensato quando ha firmato la revoca dell’incarico?
«Devo confessarle che non è stato facile. Ma non avevo altra scelta».
Qual’è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?
«Non c’è stato un episodio singolo. Era diverso proprio il modo di affrontare i problemi. Già qualche mese fa, dopo un primo allontanamento, c’era stato un tentativo di "ricucitura". Ma non è servito a nulla».
E’ vero che su diverse delibere manca il visto della Raponi?
«Sì. Come nel caso della proroga di un mese della convenzione con la "Città Bianca". Vede, in quel caso ho avuto massimo sostegno dalla Regione e sono andato avanti».
Chi sarà il nuovo direttore amministrativo?
«In verità un’idea già ce l’ho. Ma non posso dirla. Né posso rivelare se sarà interno o esterno. L’unica cosa certa è che deciderò entro martedì».