Cronaca di Frosinone

Martedì 6 Novembre 2001
Appalti, ex manager Asl a giudizio
Turbativa d’asta, insieme a Giuseppe Torti altri sei imputati

di RAFFAELE CALCABRINA

Comparirà a giudizio il prossimo cinque febbraio Giuseppe Torti, ex direttore generale dell’Asl di Frosinone. Ieri, il gip del Tribunale del capoluogo lo ha rinviato a giudizio, con l’accusa di turbativa d’asta, insieme ad altre sei persone: Pio Pilozzi di Acuto, Giancarlo Zonfrilli di Pontecorvo, Antonio Pantanella di Arpino, al sindaco di Roccadarce Francesco Belli (la cui posizione prima stralciata è stata poi ricondotta nel fascicolo), all’ingegnere Giuseppe Lupoi e all’avvocato Pietro Sciuba entrambi di Roma. Prosciolto da ogni accusa, invece, Gianfranco Margiotta di Pontecorvo.
La vicenda si riferisce ad un appalto del 1995, per un ammontare totale di 186 miliardi, con il quale l’azienda sanitaria affidava in concessione il programma di edilizia. Un piano che prevedeva la costruzione dei nuovi ospedali di Frosinone, Cassino e Ceccano, nonché l’ammodernamento delle altre strutture esistenti in provincia. L’appalto se lo aggiudicò lo studio Speri di Roma alla modica cifra di un milione e mezzo. Troppo basso l’importo al punto che scattò una lunga inchiesta, passata sulle scrivanie di ben quattro magistrati. I sospetti si sono concentrati dunque sull’ex manager dell’Asl, sui componenti la commissione che valutò le domande ed assegnò l’appalto, ovvero Pilozzi, Zonfrilli, Pantanella; quindi sul sindaco Belli (accusato di aver fatto “pressioni" sulla commissione), sull’avvocato Sciuba, l’estensore del bando e sul titolare della ditta aggiudicatrice, Lupoi. Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Tonino Di Bona, nel bando vi erano clausole non chiare allo scopo di pilotare la gara stessa. Tra le clausole finite sotto la lente di ingrandimento della procura frusinate anche quella che prevedeva “l’attribuzione del punteggio con una formula matematica che assicurava l’aggiudicazione a chi avesse formulato un’offerta eccessivamente bassa". Per l’accusa, poi, “erano stati raddoppiati gli incarichi distinguendo tra progettazione e direzione dei lavori, determinando maggiori spese a titolo di onorari".
Nel procedimento si sono costituiti parte civile l’azienda sanitaria (allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni nel caso venisse provata in aula la turbativa d’asta) e due ditte che avevano partecipato al bando, tramite gli avvocati Salera, Pizzutelli e Cattivera.