Cronaca di Frosinone

21 luglio 2002
Insulti al capo? Sei licenziato
Protagonista della vicenda un autista di cinquant’anni alle dipendenze di una ditta di Cassino

di LORIS FRATARCANGELI

INSULTARE e, addirittura, minacciare il proprio datore di lavoro può costare caro. Basta chiedere al cinquantenne autista cassinate (Bruno V.) licenziato in tronco per motivi disciplinari. Il fatto risale al marzo di due anni e invano il dipendente ha tentato di farsi riassumere su ordine della magistratura che, anzi, anche in sede di appello, ha ritenuto legittimo il licenziamento. Bruno V. lavorava come autista alle dipendenze di una società di Cassino che opera nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Tutto è cominciato quando l'amministratore dell'impresa gli comminò una sospensione dal lavoro, della durata di tre giorni, contestandogli una poco ortodossa condotta.
L'autista, accompagnato al suo rientro da un rappresentante sindacale, si presentò nell'ufficio del capo per i chiarimenti del caso. Il confronto assunse presto toni polemici, roventi, tanto da degenerare.
Dalle parole agli insulti il passo fu breve. «Appena mi si presenta l'occasione buona ti aggiusto io» esclamò minaccioso il dipendente.
Che il giorno dopo ricevette a casa la lettera di licenziamento. Sia il giudice del lavoro del tribunale di Cassino, che la corte d'appello di Roma hanno dato ragione all'imprenditore. E' lecito e ampiamente comprensibile alzare i toni del dibattito nell'esercizio dell'attività sindacale, ma giammai è ammissibile trascendere fino ad arrivare all'insulto e addirittura alla minaccia. Questa, in sostanza, la tesi sostenuta in giudizio dall'avvocato Sandro Salera, legale della società cassinate. L'impostazione è stata condivisa in primo grado un anno fa e, nei giorni scorsi, consacrata dai giudici romani, che hanno confermato la legittimità del licenziamento.