Cronaca di Frosinone

Giovedì 3 Ottobre 2002
PONTECORVO/NIENTE MINISTRO IN DIRETTA
Ospedale in tv, una beffa

di BERNARDINO PULCINI

La trasmissione sull'ospedale di Pontecorvo effettuata da I fatti vostri di Rai Due se non è stata una bufala, poco ci è mancato. Il sindaco del Comune, Riccardo Roscia, aveva preannunciato che ci sarebbe stato un incontro - dibattito col ministro della Sanità Gerolamo Sirchia sui numerosi problemi che specie in questi ultimi messi si sono evidenziati in modo a volte tragicomico. Ma qui ovviamente non si assiste ad uno spettacolo perché è in gioco la salvaguardia della salute di migliaia di cittadini. Il sindaco è frastornato e non sa bene che cosa sia successo. " Mi avevano promesso una trasmissione esauriente - afferma sconsolato - durante la quale avrei potuto affrontare tutte le tematiche del nostro nosocomio e invece..." Non l' hanno nemmeno lasciato parlare. I tre minuti della diretta sono serviti per intervistare i due medici Eleuterio Moretta e Angelo Reccia, che hanno posto l'accento sull'importanza strategica, funzionale, storica e culturale dell'ospedale di Pontecorvo, essendo un punto cruciale a cinque minuti dal casello autostradale e via di transito fra il Tirreno e la Valle del Liri. Un minuto scarso, dopo qualche ora, è stato concesso al ministro Sirchia che ha ripetuto ancora una volta che i piccoli ospedali devono cambiare destino. Il bravo e comprensivo presentatore Massimo Tomagnini, fuori trasmissione, non ha risposto alla domanda: Perché siete qui? Ma ha detto che si voleva solo lanciare un appello al ministro per dimostrare che l'ospedale di Pontecorvo non merita la chiusura. "Ma chi ha mai parlato di chiusura? - sbotta nel pomeriggio Angelo Reccia che è pure assessore alla Sanità - Le cose non appaiono chiare. Noi ci siamo ribellati al depotenziamento, in atto da qualche tempo, del nostro nosocomio e alle ingiustizie patite a vantaggio di ospedali con strutture inefficienti. Sembra quasi che ci stiano preparando psicologicamente al peggio e che questa trasmissione sia solo l'inizio di una campagna preparatoria per la chiusura". Il centinaio di cittadini presenti hanno quasi percepito tutto questo e avevano voglia a gridare di voler dire la loro nei Fatti vostri. Nessuno li ha sentiti eppure, a cominciare da Emilio Caramadre, gridavano: "Fate parlare anche noi" "Fate sentire il grido di dolore della gente" "Non possiamo permetterci il lusso di ammalarci" "Andate a Cassino a vedere come stanno gli ammalati là" "Qui ci sono stanze vuote, a Cassino pagano l'affitto" " Fate vedere le nostre strutture che parlano da sole" "Abbassi il privato viva il pubblico" e via inutilmente dicendo.